Una Cena in Intimità

Una cena in intimità

Quell’anno decisi di farmi un regalo, perché diciamocelo, qualche volta è bene dedicarsi un pensiero. Tra le tante scelte avevo optato per un gioco che sapevo sarebbe piaciuto sia a me che al mio partner. Così, dopo un paio di giorni mi arrivò a casa lui, l’ovetto vibrate. Un oggettino alquanto divertente, per la mia mente perversa e sempre eccitata, che sapevo mi avrebbe regalato momenti indimenticabili.

Aprii la confezione e eccolo lì, rosa con accanto il suo telecomando.
La prima cosa che mi venne in mente fu come glielo presento a Marco? Non mi ci volle molto a trovare la soluzione perfetta, pochi giorni dopo saremmo dovuti partire per un fine settimana “romantico”, così lo misi in valigia, ben nascosto dai vestiti e dai miei micro-slip. L’occasione perfetta si palesò una sera, a cena fuori in un piccolo ristorantino sul mare. M’inserii l’ovetto in albergo provando già una magica sensazione, la vibrazione decisa che mi fece assaporare il mio probabile dopocena.

Mi misi uno dei miei vestitini corti da togliere il fiato, un paio di tacchi e uscimmo.
Il ristorante era in realtà una piccola trattoria a fine della passeggiata sul lungomare, accogliente e calda ma anche tanto isolata da essere il luogo perfetto per le mie intenzioni. Ci sedemmo ad un tavolo, che scelsi accuratamente, e tirai fuori il telecomando dalla borsa.

La sua iniziale aria interrogativa se ne andò presto, mi conosceva, sapeva di cosa fossi capace e quanto adorassi sperimentare, quella sorpresa in realtà era una piacevole conferma della nostra sintonia a letto. Sapeva che si trovava davanti ad un oggettino di piacere, anzi di più, un oggetto di comando, per una volta avrei lasciato a lui tutte le redini del gioco permettendogli di decidere come, quando e perché. Prese il telecomando senza esitazione alcuna e lo mise in tasca proprio quando il cameriere si stava dirigendo verso di noi per chiederci le ordinazioni.

Ed eccola lì, la prima vibrazione inaspettata.
Nessuna parola può descrivere quel momento, mi ero lasciata trasportare dalle sue volontà dandogli il comando e lui l’aveva colto al volo. Mi scappò un sussulto che tentai in tutti i modi di frenare e strinsi le gambe per cercare di mantenere il controllo sufficiente per ordinare. Il cameriere mi chiese se stessi bene, Marco rise, io con il volto arrossato dall’eccitazione (e anche dall’imbarazzo) risposi:” si, mai stata meglio”.

Fece continuare la vibrazione fin quando il cameriere non ci lasciò da soli.
Spengendolo mi fece uno dei suoi sorrisi eccitanti, di quelli che ti fanno pensare “ora gli salto addosso e fanculo tutti” …non lo feci ma risposi a quegli occhi con uno sguardo di finto rimprovero. “Marco tu sempre nei momenti migliori eh” dissi dopo, lui adorava essere rimbeccato in quel modo, sapeva che era un invito a continuare. Ed effettivamente lo fece, più e più volte durante la cena, in ogni momento disponibile e tutte le volte il mio corpo veniva invaso da alcune magnifiche vibrazioni che mi facevano desiderare di averne ancora, e ancora, e ancora.

Inutile dire che ero eccitata dal gioco, da lui, dalla situazione che aveva creato un feeling nuovo tra noi, un segreto che solo noi conoscevamo, ma anche dalla voglia fisica di farlo mio al più presto… così andai in bagno a sfilarmi l’ovetto. Usciti dal ristorante, lo presi per mano e lo portai in un vicolino lì vicino, precedentemente adocchiato. Tanto ero eccitata che doveva essere mio subito, non avrei atteso il ritorno in albergo.

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Scritto da: La Valigia delle Meraviglie

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